Ritratto d’Agosto


Sorvolando su tutte le polemiche de crisi, non crisi, “eh non c’hanno na lira ma i ristoranti so pieni” e via dicendo, potremmo trovare molti modi per descrivere la nostra Roma d’agosto; tuttavia, per non fare una lista lunga pagine, cercheremo di cogliere una delle sue sfumature più azzeccate, illustrata per voi con due metafore parallele, una per i più grandicelli e una per i giovani che hanno saltato parte dell’apprendimento montessoriano:

-Kenshiro e la sua estate nucleare, costellata da motociclisti che disturbano la quiete dei poveri cittadini e da bori di misura incredibile;

-Mad Max: fury road; protagonisti simili, con l’aggiunta di signorine molto carine in abiti molto succinti e musica ad altovolume che esce da veicoli che avrebbero dovuto conoscere lo sfascio molte primavere fa.

La verità è che tutto questo nasconde na specie di pittura in divenire. L’horror vacui, che contraddistingue la capitale, lascia spazio al pieno romanticismo: provate a salire sulla terrazza del Gianicolo e vedrete Roma trasformata in un quadro di Constable.

La frenesia cittadina lascia spazio alla pigra sonnolenza dei cittadini, che cedono il diritto di spostarsi velocemente ai turisti, smaniosi di vedere quanto più possibile, resistendo al caldo, rinfrancati solo dai numerosi nasoni che, da grottesca e obsoleta eredità di tempi ormai passati, assumono il valore di porto franco e fonte di ristoro. Alcuni, i più impavidi, azzardano una bottiglietta d’acqua ai baracchini, o ai numerosi bar, pagandone caro scotto: quella stessa bottiglietta infatti verrà riempita numerose volte, alle fontanelle, appunto, o ai lavandini degli alberghi, tanto l’acqua der sindaco è l’acqua der sindaco, dove scorre scorre.

Non che non si registrino momenti di tensione, quando qualche buontempone poco rispettoso della nostra eredità storica, decide di farsi il bagno in qualche fontana monumentale; ecco, in questi casi, perdonato il francesismo, ma un po’ se incazzamo pure, perché non è che noi veniamo a central park a bruciare i vostri alberi e a rapire le vostre donne. Ecco, si, il parallelismo regge.

Quando poi ti sposti un po’ in periferia lo scenario cambia leggermente; perché la periferia è un po’ come un paese: anziani che guardano i lavori rallentati o seduti su sdraio improvvisate in mezzo ai marciapiedi, parchi (perché a Roma ne abbiamo un botto, alla faccia vostra) affollati da una fauna mista, le famosissime “comitive” di ragazzi, ognuna su un pezzo di muretto o un gruppo di panchine. Macchine che sparano musica di dubbio gusto ad alto volume, motorino con gente in infradito e la panza mezza de fori, mezzi pubblici…mezzi pubblici?! Ma de che.

E poi gli svuotafusti, le serate di chiusura più belle, i pochi lavoratori che je rode na cifra er culo perché non so riusciti a piasse le ferie, i ragazzini in piscina, i ventilatori nei negozi, quella birra al tavolino del bar mentre guardi il niente, che però di solito è un niente pieno, tranne che ad agosto. Agosto, a Roma, è un incubo, molto spesso. Soprattutto perché nasconde la peggior piaga dell’anno: il ferragosto.

Ferragosto è quella festa che sta antipatica a tutti, ma che tutti, per qualche strana ragione, si sentono in dovere di festeggiare. Quindi, invece de stassene ognuno a casa sua a riposarsi, si organizzano imbarcate folli o improvvisate mal riuscite per non essere quelli che “aò ma che a ferragosto sei rimasto a casa? Ma sei un cojone, me lo potevi di, se semo troppo divertiti!”. No, non ve sete troppo divertiti, semplicemente avevate, come me, quel fastidio alla base del cervelletto che vi ha impedito di restare a casa.

La verità, in fondo a tutto sto dire, è che Roma me piace, soprattutto ad Agosto. Quando me posso trascina pigro all’ombra dell’alberi o dei palazzi, cercando di indovinare da dove possa arrivare quel “venticello” che procura quel brivido di sollievo “eh si, questo viè dar mare…questo invece so le porte del supermercato che se so aperte…”. Quando ce metto cinque minuti in macchina a farmela tutta, perché non c’è nessuno. Quando la notte torno a casa e Roma non è addormentata, semplicemente è accaldata. Quando te vai a fa la vacanza fuori, quel weekend, e quando torni la trovi la, affaticata ma col sorriso, accogliente. Come tu madre, che t’aspetta col sorriso quando torni a casa e la prima cosa che te chiede è “Hai mangiato?”.

p.s. mi sembra necessaria una breve postilla sul peggior nemico dell’agosto romano: l’ordinanza. Puntuale, ogni estate in questo periodo, scatta l’ordinanza, quella che costringe tutti a bere in bicchieri di plastica e a far chiudere tutto alle due. Il Prefetto la propone, il Sindaco la firma. E l’ordine ed il decoro possono considerarsi garantiti fino all’anno prossimo.

 

 

– ER SANPIETRINO PARLANTE