Perché Roma non è proprio il peggior posto sulla faccia della terra


Paragonare una città ad una donna non è cosa nuova, ma in questo caso è d’obbligo. Vedete perché se Roma fosse una donna non potresti fare a meno di amarla. Perchè Roma è sicuramente una prima donna, non si prostra ai tuoi piedi e ti chiede di amarla, è orgogliosa, esige mille attenzioni, è testarda, ma non è profumiera. Non si pavoneggia cinta in un attillato e sfavillante tubino di lustrini, mostrandoti il suo profilo migliore e nascondendo i suoi difetti dietro una spruzzata di troppo di Eternity di Calvin Klein. Il suo lato migliore Roma lo nasconde e lo rivela, a poco a poco con parsimonia, solo a pochi eletti, ai più temerari, a chi è ancora più ottuso di lei.

Chi non ama Roma non conosce lo stupore di rimanere a bocca aperta davanti all’ennesimo tramonto che ti coglie impreparato mentre stai incastrato nel traffico – e non ha visto il sole tramontare sul ponte rotto.

Non ha mai avuto fame e con un solo euro in tasca provato la pura goduria di sentire all’improvviso l’odore di pizza al taglio e supplì inondargli le narici.

Non ha mai fatto due passi per la selvaggia Villa Sciarra, tra le statue dei fauni che rincorrono giovani donne e le fontane adornate da creature mitologiche. Altro che Central o Hyde Park.

Né ha mai fatto un picnic a Villa Pamphilj – un’immensità di verde grande abbastanza da farti dimenticare cemento e caos.

Non si è mai scottato la lingua con una sorchetta calda alle 5 del mattino, né sa cosa sia il doppio schizzo del sorchettaro.

Non ha mai assistito alla partenza di una schiera di centauri a due ruote, che all’interminabile semaforo rosso di Numa Pompilio rombano schizzando via verso il Circo Massimo riappropriandosi della strada e della città che gli appartiene.

Non si è mai soffermato a guardare negli occhi i turisti e non ha visto Roma riflessa nelle loro pupille dilatate ed incredule.

Non ha mai parlato con gli studenti fuori sede, e non ha mai ascoltato i loro sogni e le loro speranze.

Non ha mai avuto sete ringraziando Dio per i Nasoni.

Non ha mai passato una serata d’estate seduto in piazza sui sanpietrini, una Peroni in mano, parlando di cosa fare il prossimo sabato sera, dato che ormai questo “è andato”.

Non si è mai trovato costretto a scroccare le sigarette, assaporando la serena consapevolezza di non sentirsi mai dire di no.

Non ha mai fatto tardi ad un colloquio accusando i mezzi pubblici e quel ‘maledetto 160 che non passa mai’, riuscendo comunque a strappare un sorriso.

Non ha mai sentito le urla e le bestemmie dei giocatori di briscola di San Callisto: “40!” “E la Fregna Canta!”

Non ha mai provato la carbonara di Felice, o la cacio e pepe in crosta di Roma Sparita. Né tanto meno sa cos’è il trapizzino. Non ha mai assaggiato la Tiropita di Antonis, e non ha sentito bruciare le papille gustative da Indian Kabir Fast Food. Non ha mai aspettato impazientemente che uscisse dal forno il focaciotto del pigneto e non si è mai ritrovato alle 4 del mattino con gli amici da Orfeo, il Re della Notte, accompagnando al panino più zozzo di Roma anche l’ultima biretta. Non ha mai sorseggiato un tè tra le gigantesche ali di gesso dell’atelier Canova. Non ha mai giocato a biliardino al Baretto o stappato una birra con lo stappachiappa di In Vino Veritas.

E’ vero. A Roma inciampi sui sanpietrini e imprechi con l’eleganza di uno scaricatore di porto. E quella per tutta risposta ti grida: “A cojone! Devi piegare la testa al mio cospetto . Guarda un po’ che cazzo sono io. Io sono Roma e tu sei solo un povero stronzo” [1] , è vero.

Ma poi con naturalezza alzi lo sguardo, ti guardi intorno e, dopo un attimo, ti giri e con un sorriso alla Albertone le rispondi: “E Vabbè va… che pure te c’hai raggione”.

 

[1] http://www.vice.com/it/read/perch-roma–il-peggior-posto-sulla-faccia-della-terra