L’Obelisco Vaticano: La Storia di una Voce Temeraria


Sette colli, ventidue rioni. Roma, una città di numeri. Un raccordo, quattro basiliche papali. Sette Re, un fiume e mezzo, tre milioni d’abitanti (migliaio in più migliaio in meno), tre migliaia di anni di storia, cinque scudetti, una manciata di imperatori, tredici obel…-TREDICI OBELISCHI! Fasse i conti serve sempre.

E mo mi chiederete «Ma mica vorrai parlà de tutti e tredici l’obelischi?»

No, tranquilli, ancora non mi sono ammattito. No. Però ‘na storia ve la voglio raccontare. Vi racconto del genovese che salvò l’Obelisco Vaticano.

E qual’è l’Obelisco Vaticano?

Allora:
San Pietro ce l’abbiamo presente tutti, no? Papa, finestra, angelus, colonnato del Bernini…Obelisco al centro. Eccolo la, l’Obelisco Vaticano.

L’Obelisco Vaticano in realtà è egiziano, ma non vale. Non ci stanno i geroglifici sopra, quindi non vale. E poi dai, Caligola se l’è portato nel 40 a.C. e messo nel circo di Nerone. E poi è rimasto là. Per secoli.

Un obelisco tignoso, il nostro amico. Mai caduto. MAI. Figuriamoci quindi come, Papa Sisto V, quando decise di spostarlo da rotonda Sant’Andrea -VICINO alla basilica di San Pietro – a DAVANTI la basilica, non avesse l’intenzione di diventare il primo a farlo cadere. Un progetto ambizioso, quello di Sisto V: quello di rialzare, per la prima volta nella storia moderna, un obelisco. Che, nel 1586, non doveva essere un lavoretto da poco.

D’altronde, Papa Sisto V, di chiacchiere ne mangiava poche: dopo aver combattuto fortemente il malcostume dominante all’interno della Chiesa, tanto per spernacchiare un po’ i riformati luterani, procedette ad una fortissima urbanizzazione della città; non tutto rosa e fiori, visto che andò a deflorare e mutilare moltissimi monumenti, ma comunque progetti di grande importanza. Tra l’altro, tanto per chiudere la parentesi con un aneddoto, fu lui ad introdurre, fidandosi poco dei funzionari romani, i primi marchigiani a Roma come riscossori delle tasse: ‘Mejo un morto dentro casa cchè un marchisciano fori daa porta’.

Torniamo a noi: Estate 1586, 10 settembre, obelisco. Piazza San Pietro gremita di gente. St’obelisco s’era da issare. Sembrava che il Papa avesse indetto il silenzio totale. Pena, per chiunque rumoreggiasse, la morte. Ma non per dire, aveva già preparato il patibolo. Cotto e mangiato, come si suol dire. Argani che tirano, carrucole che ruotano, corde tese che si strapp…-EH NO. Eh no. E qualcosa mica va…Come le corde che si strappano? E poi l’obelisco cade! Il caldo? Che c’entra il caldo? Se stanno a brucià?! Bò te tira, mica sarà colpa nostr…

Fu li, in quel preciso momento, che una voce ruppe il silenzio. Un marinaio genovese, che di corde qualcosa doveva capirne, spensieratamente spezzò il silenzio, esclamando: «Aiga ai corde!». ACQUA ALLE CORDE.

Come fiori fiori di architetti e di ingegneri possano non aver pensato a bagnare le corde, rimane tuttora un mistero. Le corde, bagnate, non rischiavano di bruciarsi, si usuravano di meno, risultavano più forti e, inoltre, tendevano anche ad accorciarsi un po’.

Indovinate? Il nostro marinaio genovese, Benedetto Bresca, non solo non fu privato dal peso della sua testa, ma fu anche premiato da Papa Sisto V che, come avevamo già detto, all’obelisco ci teneva.

QUINDI, la morale è: quando andate a San Pietro, dopo esservi messi nel punto in cui le colonne dietro la prima fila sembrano sparite, fatti ore di fila, saliti su in cupola, sparato qualche inesattezza storico-artistica al vostro amico francese che di arte ci capisce quanto Asserancetourix, fermatevi un secondo davanti a questo monolite di granito rosso e magari raccontate a qualcuno questa storia. Ne vale sempre la pena e, sopratutto, fa sempre fare un figurone. Specie davanti ai francesi, che proveranno a fregarselo, probabilmente.

– ER SANPIETRINO PARLANTE –