La Balconata del Gianicolo : la storia di un passaparola


Passeggiata del Gianicolo. Passeggiata al, anzi ‘AR’, Gianicolo. Vista su Roma, quasi tutta, e sui colli, «Ammazza che bello ». Rose, fusaie, cannonata a mezzogiorno, il faro (ma poi a che servirà…), il Teatro Quercia e le teste, le ‘capocce’ di garibaldini e patrioti. Tutti gli ingredienti per una bella passeggiatina romantica… ma non è di questo che volevamo parlare. Tanto lo sapevate già, no? Esatto. Ecco, è di una storia che vi volevamo parlare. Vi piacciono le storie? Sentite questa.

Sotto al faro, costruito nel 1911 in occasione del cinquantenario dell’unità, quasi sempre spento tranne in occasioni speciali, c’è un balcone. E sotto ‘sto balcone, pensate un po’, a poche decine di metri, c’è un carcere. Ma non un carcere qualsiasi.

« A via de la Lungara ce sta ‘n gradino

chi nun salisce quelo nun è romano,

nun è romano e né trasteverino »

– detto popolare romano –

Parliamo del carcere di Regina Coeli, letteralmente la Regina dei Cieli o del Paradiso, (Coeli è latino, col dittongo si legge “Cieli”, ma noi romani ogni tanto ce lo scordiamo chiamandolo comunque Coeli). Non è esattamente un bel posto. Anzi, non lo è nemmeno un po’. Che c’entra allora, oltre alla vicinanza, col nostro romantico balconcino del Gianicolo?

Come si dice a Roma, c’entra perché ce cape; fino a pochi, pochissimi anni fa, infatti, andava d’uso una tradizione particolare: immaginate, affacciate a quel balcone, delle madri e delle mogli. Immaginatevi anche dei padri, dei figli e dei fratelli. Ecco, immaginate che urlino. Ma non delle cose senza senso. Non «che te sei magnato a pranzo? Bono?»…no. Immaginate delle cose importanti. Delle cose tristi, come «zio è morto». O delle cose meravigliose, come «Francè, Francè, è nato! E’ maschietto, l’ho chiamato Samuele, come a papà tuo!».

Immaginate questo, e sarete vicini alla realtà. Quel balcone era infatti utilizzato dai famigliari dei detenuti per comunicare con i loro cari, se non direttamente, quantomeno sfruttando il passaparola tipico dei carceri. La pratica, pur proibita, era tollerata dalle forze dell’ordine purché non fosse utilizzata per motivi futili, ma solo per comunicazioni importanti. Come ad esempio la trasmissione d’informazioni da parte della resistenza, che durante il ventennio riusciva a far arrivare i propri messaggi ai prigionieri politici, detenuti proprio a Regina Coeli, grazie al medesimo balcone.

 Ecco adesso, andate pure a fare la vostra passeggiata al Gianicolo. Godetevela, come avete sempre fatto, come è giusto che sia. Siate romantici, siate innamorati ma ricordate: il Gianicolo, come quasi ogni angolo di Roma, non è solo un insieme di sassi antichi arrangiati in maniera sublime, anche lui ha una sua Storia da raccontare.