Isole. La guida de Er Sanpietrino nell’oceano di Roma


Isole.

Roma è un porto. Del resto lo sanno tutti che basta tendere l’orecchio per sentire il respiro del mare, dietro ai rintocchi delle chiese e ai clacson incolonnati sul lungotevere.

Roma è grande, è immensa. È un oceano di voci, di suoni, di luci e ombre, un tappeto di storie che riaffiorano dagli abissi del passato. È un grande universo che tutto abbraccia e tiene a sé, anche le contraddizioni e i vuoti, come un ragno la sua tela e un arcipelago le sue isole.

Roma è tutto l’oceano esistente e i suoi quartieri sono il mondo intero che galleggia sul globo.

I suoi vicoli, i suoi colli, i suoi balconi affacciati sull’antico sono isole. Anche le piazze e le panchine, i pini, i platani e i bar di periferia. Tutti questi sono isole ritagliate nel corpo della città. E quando sono approdata a Roma ho sentito il desiderio irrefrenabile di scovarle tutte, queste isole disseminate lungo la superficie dell’esistente, come se trovandole tutte avrei trovato anche me stessa.

Forse è il caso che mi presenti – poiché ho realizzato di non essere né la prima né la sola che si lancia alla ricerca del proprio destino tra le pietre e le pieghe della città eterna. Qualcun altro prima di me ha già mappato ogni isola, ogni luogo, ogni segreto cui è approdato nel suo mare di vagabondaggi.

Io sono Vittoria, fiorentina di nascita ma romana per vocazione. E la persona, l’esploratore a cui mi riferivo è Marco Lodoli, che ha raccolto tutte le piccole scoperte universali che Roma gli ha offerto in un libriccino intitolato “Isole”. In questa nuova rubrica de Er Sanpietrino che prende lo stesso nome, seguirò la scia del suo vagabondare dentro a una corrente che non si ferma mai e dentro a un paesaggio che ferma il tempo e lava lo sguardo.

Da qui comincia dunque il mio nuoto vagabondo dentro Roma. Alla ricerca delle isole che tredici anni fa, quando è uscito il libro di Lodoli, non c’erano ancora. Alla scoperta di quelle che dureranno all’infinito o sono morte per sempre. Un’ode alla città che da sola è mare, abisso, porto e isola. Uno slancio verso il suo orizzonte sconfinato. O una pausa, soltanto una breve e impercettibile interruzione dall’oceano frenetico della distrazione.