FILMRIVIU’: LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT


Avere trent’anni, essere nato e vissuto a Roma, Super Tre e la Posta di Sonia, le domeniche al Luna Park del Ponte delle Valli, tuo cugino classe ’74 che ti racconta la differenza tra la Marvel e la DC, Jeeg e Vultus V, Goldrake e Daitarn e poi andare al cinema una sera di marzo, per vedere ‘Lo chiamavano Jeeg Robot’, c’è tutta Roma dentro, c’è tutta un’epoca passata, c’è questa epoca e ci sei tu dentro…

Una lucida e geniale fotografia del nostro tempo, del nostro essere qui e ora romani a Roma e de Roma: i paninari raffinati, le serate trash fucsia e blu notte, il degrado che fa tendenza, la periferia che diventa centro, la Rebibbia di Zerocalcare che qui diventa la Tor Bella Monaca di Solo, e ancora street art, i codici dell’underground romano, un magnifico mix: un po’ Romanzo Criminale, un po’ Amore Tossico, il sogno astratto di Cesare di ‘Non essere cattivo’, un po’ manga, un po’ Gomorra, un po’ Marvel, un po’ Pentothal, un superhero movie? Quasi un neorealismo cacio & pepe, una zingaresca Arancia Meccanica, a tratti comica, una farsa, ironicamente romana e profondamente malinconica.

L’artista Solo ha collaborato alla realizzazione del film: “Seguo Gabriele Mainetti – il regista – da Basette e Tigerboy, i corti che danno luce a Lupin/Tigerman (se non li avete visti dovete farvi subito questo regalo) e conoscendo i suoi lavori, sapevo come riesce ad estrapolare personaggi dal loro mondo e trasportarli senza trasformarli nel nostro”.

Enzo di Tor Bella Monaca – il protagonista interpretato da Claudio Santamaria – compie la trasformazione da ladruncolo a supereroe, a causa di un susseguirsi di eventi che non stiamo a svelarvi, e si ritrova a “corre(re) in aiuto di tutta la gente“, accompagnato da una colonna sonora originale, bella, anni ’80.

La sua nemesi, Luca Marinelli ipnotizza, non facendo rimpiangere per un secondo Joker, Goblin o ‘Er Nero’ della Banda della Magliana, e poi l’esordio di Ilenia Pastorelli, ex-Grande Fratello, protagonista, reale, in tutte le sue sfaccettature. “Un omaggio alla città che ospita la storia. (…) Ci siamo tutti. Ci sono le botte (forti), si sorride e si trattiene il respiro”.

Lo chiamavano Jeeg Robot, non è un film che parla di un supereroe, è un opera che parla di voi, di noi, di oggi, senza prendersi troppo sul serio, perché noi andiamo presi così… non troppo sul serio.

 

 

Lo Chiamavano Jeeg Robot
nelle sale cinematografiche di mezza Roma, scopri dove è in programma qui.