Ciao Remo Remotti, ultimo poeta de Roma


Io sono nato il 16 novembre del 1924, ho 88 anni, sto con un piede nella tomba e l’altro nella sorca. Sono nato nel Fascismo, nella Chiesa Cattolica e nel cuore della borghesia romana. Praticamente sono nato nella merda»

Questo era Remo Remotti, poeta, attore e umorista italiano, ma soprattutto romano, nonché pittore, scrittore, scultore, cantante e drammaturgo. I più lo ricorderanno per la presenza costante nei film di Nanni Moretti e per il suo celebre componimento alla romanità ‘Mamma Roma Addio’. Ci ha lasciati, e questa volta davvero, nella notte del 21 giugno. Noi de Er Sanpietrino vogliamo salutarlo così…

Caro Remo, ci mancherai, ci mancherà il tuo giudizio critico e tranciante che squarciava come un velo l’ipocrisia della Città Eterna. Tu che l’hai capita bene fino in fondo, che l’hai disprezzata e amata come una donna. Ma ci hai dato tanto e va bene cosi. 90 anni di vita vissuta veramente, a Roma, in Perù, a Milano e in Germania, poi di nuovo a Roma, perché da ‘Mamma’, l’hai detto tu, si ritorna sempre.

Orfano a 12 anni, migrante disperato: «Sono andato in Perù. Me so fatto un bucio de culo quadrato, perché l’uomo italiano non capisce un cazzo fino a 50 anni. Poi per fortuna sono andato in una scuola d’arte, lì mi sono messo a piangere, ho detto: cazzo, sono un artista. Tornerò in Italia per fare l’artista». E così è stato.

Sei stato un cercatore d’oro, un marito, un puttaniere, un sessantottino e un pazzo, finendo persino in manicomio per esserti spogliato nudo nel bel mezzo di una piazza. Sei stato artista, prima di tutto di te stesso, poi attore: hai recitato in più di settanta film con Coppola, Moretti, Bellocchio. Poi scrittore, poeta, artista e canottiere… quante vite hai vissuto Remo? Quante ce ne servirebbero a noi per fare la metà delle cose che hai fatto tu in mezzo secolo?

«Me so sposato, con una brava ragazza, angelica, meravigliosa, però il matrimonio non è durato più di sette anni perché io ero bombardato dalla sorca» – a proposito della quale hai recitato pure una poesia.

Per festeggiarti, al traguardo dei 90, ti hanno fatto una festa dove hai esposto per l’ultima volta le tue opere. Un paio te le hanno messe anche nella Galleria d’Arte Moderna. La ‘Grande Bellezza’ era venuta a renderti omaggio e a mangiare le polpette del buffet gentilmente offerto. Tu eri lì, un po’ chino sulla sedia, ogni tanto regalavi alle comparse un sorriso un po’ amaro, il sorriso di chi ormai ha capito tutto.

Un po’ migrante, un po’ Garibaldi, hai cazzeggiato, hai faticato, hai vissuto una vita che ne vale cento. Ci mancherai caro Remo, ultimo, vero, poeta de Roma.

«Ecco, qua vai dritto e ti fermi davanti a un portone che sta sulla sinistra. 116. Qua sono nato io, levateve er cappello! In Via Po 116 è nato Remo Remotti: ‘poeta di Roma’» [i].

 

 

«Bona la santa fede e chi l’insegna,
più bono chi ce crede in der ciarvello:
bona la castità, mejo la fregna:
bono er culo, e bonissimo l’ucello. »

Giuseppe Gioacchino Belli (Roma 1791-1863)

 

 

[i] le citazioni presenti nel testo sono state tratte dall’intervista del 2013 fatta a Remo da VICE, che trovate qui.